Se per i contadini la sveglia è all’alba, i pescatori dell’isola d’Ischia spesso la nottata la trascorrono in mezzo al mare. Bisogna aspettarli al mattino presto sul porticciolo di Sant’Angelo o sul piazzale antistante il Castello Aragonese a Ischia Ponte per assistere alla compravendita del pescato, rito antichissimo che dà il senso di cosa voglia dire abitare in un’isola del Mediterraneo. Di cosa significhi vivere a Ischia. Ad attendere i pescatori non ci sono solo gli acquirenti. Ci sono anche le mogli indaffarate nelle faccende domestiche qualche decina di metri più in là nelle piccole case a schiera della Mandra, o in quelle abbarbicate nei vicoli di Ischia Ponte e Sant’Angelo. La gestualità di queste donne, il modo in cui stendono i panni, addobbano le logge con i gerani,  preparano la macchinetta del caffè in attesa che rientri il marito, non è meno forte di quella dei pescatori assorti a rammendar le reti. Frammenti, dettagli che insieme al paesaggio tutt’attorno descrivono la vita nei borghi marinari dell’isola d’Ischia.

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Ischia Ponte

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Ischia Ponte è il borgo marinaro più famoso dell’isola. La sua particolarità è senza dubbio il contrasto di alti e bassi tra le case dei pescatori e i palazzi patrizi, rappresentazione urbanistica della secolare convivenza tra classi diverse. Contrastoparticolarmente evidente dalla prospettiva del Castello aragonese che domina l’intero borgo sottostante, specie le casupole e le botteghe del piazzale delle alghe. Per avere un’altra immagine dell’antico “borgo di Celsa” (chiamato così per l’abbondanza di alberi di gelso) bisogna salire le scale di via Soronzano, la stradina che corre di fianco la Chiesa Collegiata dello Spirito Santo e che porta fino a Cartaromana, zona residenziale del comune di Ischia. In questo caso, è la cupola della Cattedrale a dominare lo sky line del borgo, mentre la fortezza di Alfonso il Magnanimo rimane maestosa sullo sfondo.

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Sant’Angelo

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Sant’Angelo invece si sviluppa in altezza e perciò l’errore da non commettere è confondere la rinomata piazzetta con l’intero borgo. Insomma, la parte con il tutto. Il consiglio perciò è inerpicarsi su per i vicoli che portano alla Madonnella, la parte alta di Sant’Angelo dove c’è la chiesa di San Michele Arcangelo e, vicino, il piccolo cimitero della contrada. Ne vale la pena, sia per gli scorci che improvvisamente compaiono davanti che per osservare da vicino l’architettura tipica di un borgo mediterraneo, quel modo di costruire sui generis fatto di superfetazioni, archi, finestre moresche e facciate dai colori pastello.

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La Corricella di Procida (consigliata)

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Architettura spontanea che è la cifra di Ischia Ponte, Sant’Angelo e della coloratissima Corricella a Procida. Vale la pena farci un salto (solo 15 minuti di aliscafo dal porto di Ischia) per ammirare una delle testimonianze più significative di questo modo particolare di aggregare gli ambienti. Senza dubbio la cartolina più celebre di Procida, valorizzata anche dalla letteratura e dal cinema (nel borgo sono state girate molte delle scene de “Il postino di Neruda” ultima interpretazione di Massimo Troisi. Regia di Michael Radford). Da non perdere!

Ischia Vi aspetta!!!