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Storia, itinerari, consigli ed altre informazioni per chi vuole passare le vacanze a Ischia e vuole conoscerne tutti i segreti

Cose da fare a Ischia in una settimana

Cose da fare a Ischia in una settimana

Ischia non è solamente una località balneare, per cui se desiderate anche altro da una vacanza, – oltre alla spiaggia e la tintarella -, l’isola è il posto che fa per Voi. Di seguito alcuni consigli pratici su come trascorrere una settimana di ferie sull’isola più grande del Golfo di Napoli.

Giorno 1

La prima cosa da fare è prenotare subito l’imbarco per il ritorno, tanto più se il periodo scelto per la vacanza è in alta stagione. Ne va della tranquillità del soggiorno e, soprattutto, del rientro. Quindi meglio sbrigare la faccenda appena sbarcati.

Una settimana è un lasso di tempo sufficiente a conoscere un’isola come Ischia, per cui il suggerimento, dopo essere arrivati in albergo, è non andare di fretta. Sta bene riposare un pò, o, meglio ancora, dare una sbirciata al materiale informativo sull’isola che vi siete portati dietro. Chiaramente, se vi interessa conoscere storia e radici dell’isola d’Ischia occorre visitarne i luoghi della memoria come il Museo di Pithecusa, all’interno della bellissima Villa Arbusto, nel comune di  Lacco Ameno e gli Scavi di Santa Restituta, sempre nella piccola cittadina termale sul versante settentrionale dell’isola.

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Nel Museo di Pithecusa è custodita, tra gli altri importantissimi reperti, la celebre Coppa di Nestore, il pezzo che ha permesso di appurare che Ischia, l’antica Pithecusa, fu in assoluto la prima colonia della Magna Grecia, addirittura antecedente al più famoso e importante insediamento di Cuma. Anche gli scavi di Santa Restituta (patrona dell’isola) sono importanti: sotto il pavimento del santuario, fu portato alla luce, attorno agli anni ‘50 del ‘900, un cimitero paleo-cristiano a testimonianza di una fervente attività religiosa sin dagli albori del Cristianesimo. C’è anche dell’altro. Il piccolo comune di Lacco Ameno rappresenta il simbolo del riscatto turistico del territorio dopo le difficoltà della II Guerra Mondiale. Qui, il commendatore Angelo Rizzoli realizzò i suoi più importanti investimenti alberghieri e immobiliari, come l’Albergo della Regina Isabella o come la stessa Villa Arbusto, al cui interno, oltre al Museo archeologico di Pithecusa, c’è un’intera sala dedicata alla vita e alle opere dell’editore e produttore cinematografico milanese, cui si deve anche la realizzazione di un’infrastruttura fondamentale per un’isola turistica, come il locale nosocomio intitolato alla moglie Anna.

A cena si può tranquillamente optare per uno dei ristoranti che si susseguono lungo il corso di Lacco Ameno, oppure va bene anche spostarsi nella vicina spiaggia di San Francesco, a Forio. Ci sono una serie di ristoranti sul mare che, oltre a essere molto romantici, propongono una cucina marinara di buon livello.

Giorno 2
Il secondo giorno è da dedicare al wellness. Non svegliatevi molto tardi e filate dritti ai Giardini Poseidon di Forio. Ischia è famosa in tutto il mondo per le sue terme, e questo parco termale, che si trova alla fine della baia di Citara, è in assoluto tra i più belli e grandi d’Europa. Il costo, a persona, si aggira sui € 30,00 ma di certo sono ben spesi.

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All’interno ci sono 22 piscine di varie temperature; saune naturali; docce cervicali; attrezzatissimi centri benessere (massaggi e fanghi si pagano a parte), ristoranti à la carte e self service. Non poteva mancare il lido attrezzato, riconoscibile dai caratteristici ombrelloni di raffia, così da alternare in qualsiasi momento le cure termali con un tuffo nel mare, subito aperto, della baia.

L’avvertenza è di informarsi preventivamente sui possibili effetti collaterali delle acque termali, fermo restando la presenza, all’interno del parco, di personale medico e paramedico altamente specializzato e a completa disposizione dell’ospite, dal mattino sino a chiusura. Il parco chiude alle 19:00, anche se è preferibile venire via prima per riprendersi almeno un pò da un’esperienza tanto bella, quanto dispendiosa sul piano fisico.

A cena, stavolta, bisogna provare la cucina di terra dell’isola d’Ischia. Non si direbbe, trattandosi di un’isola, ma la gastronomia di Ischia è più legata al suo retaggio agricolo che non al fatto di essere una località di mare, anche se l’appunto non autorizza affatto a ritenere che non si mangi del buon pesce, anzi. Tuttavia, la pietanza tipica della gastronomia locale è sua maestà il coniglio.

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Come sempre in questi casi, le varianti sul tema sono tantissime, quasi quante sono le persone che si cimentano con la ricetta del “mitico” coniglio all’ischitana. Il consiglio di massima (assolutamente non esaustivo) è circoscrivere la ricerca ai ristoranti che si trovano nella parte alta dell’isola, coincidente con il versante sud occidentale dei comuni di Forio e Serrara Fontana.

Giorno 3
Dopo i Musei di Pithecusa e Santa Restituta, è la volta di visitare il simbolo dell’isola d’Ischia, il Castello Aragonese. Dopo aver acquistato il biglietto d’ingresso (€ 10,00) si può usufruire di un comodo ascensore per risparmiarsi le fatiche della salita fin su la vetta dell’antica fortezza.

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Già solo il panorama, che va dalla penisola sorrentina fino al golfo di Gaeta, vale la visita, anche se pure gli interni, interessati in più parti da un’importante opera di ristrutturazione, meritano senz’altro un’ispezione attenta.Terminata la visita al Castello, c’è l’antico borgo di Ischia Ponte. Il consiglio è di rimanerci a pranzo, o al più tornarci a cena. L’atmosfera è più raccolta rispetto ad altre località dell’isola e in più i diversi ristoranti della zona propongono una cucina di buon livello.

In alternativa per la serata c’è il corso di Ischia Porto, vero e proprio centro commerciale naturale, magari fino alla riva destra del porto, tra ristoranti, piano bar, negozi tipici e boutiques con le migliori firme del pret a porter e dell’alta moda.

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Giorno 4
È tempo di rendere omaggio al Monte Epomeo. La vetta della montagna è facilmente raggiungibile dalla piazza di Fontana (Serrara Fontana). Una comoda strada asfaltata, tranne che per il tratto finale, conduce fin su la cima, a 789 metri sul livello del mare, in circa un’ora di cammino. Il panorama è davvero straordinario, l’ideale per gli amanti delle foto naturalistiche che avranno certo di che sbizarrirsi davanti a uno sky line che abbraccia le isole di Capri e Ponza, Napoli, il Vesuvio, la penisola sorrentina. Sulla cima del Monte sorgeva un eremo di suore clarisse dedicato a San Nicola di Bari, nel quale, per secoli, si sono ritirati diversi anacoreti alla ricerca di un contatto diretto con Dio. Da qualche tempo invece le visite “spirituali” sono di altro tipo, appannaggio dei seguaci della teoria della terra cava, persuasi, da antiche mappe in loro possesso, che l’Epomeo sia, niente meno, uno dei varchi d’ingresso ad un fantastico mondo sotterraneo, abitato da una civiltà ben più evoluta e pacifica della nostra, gli Agarthi.

Fantascienza o no, guadagnare la vetta del monte simbolo dell’isola d’Ischia ha, in qualche modo, un significato mistico, così come ce l’hanno le due alternative abbinabili all’escursione. Una volta ridiscesi infatti, il consiglio è quello di ritemprarsi nelle acque sorgive del parco termale naturale di Nitrodi (Barano d’Ischia), oppure nell’altra località, decisamente più spartana, di Sorgeto (Forio).

Entrambi i siti distano più o meno la stessa distanza dalla Piazza di Fontana e sono la giusta ricompensa per le fatiche del trekking in montagna.

La Baia di Sorgeto con le sue caratteristiche polle di acqua calda, è di più difficile accesso rispetto a Nitrodi, a meno di non servirsi, sia per l’andata che per il ritorno, del comodo servizio taxiboat da Sant’Angelo. Il costo della traversata è contenuto, col vantaggio di poter visitare en passant, la località più esclusiva dell’isola d’Ischia, quella da cui ripartire il giorno successivo.

Giorno 5
Sant’Angelo, conosciuta anche come la “piccola Capri” è un antico borgo di pescatori che si trova nella parte meridionale dell’isola, nel comune di Serrara Fontana. Insieme a Ischia Ponte e, per alcuni aspetti al Borgo di Sant’Alessandro, è uno degli splendidi esempi di architettura mediterranea di cui l’isola d’Ischia può menar vanto. Il borgo è idealmente diviso in due.

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A valle ci sono la piazzetta e il porticciolo turistico con tutto il corredo di boutiques, caffè e ristoranti. Nella parte alta, comunemente chiamata “la Madonnella”, ci sono la Chiesa di San Michele Arcangelo (patrono del borgo), un piccolo e assai suggestivo cimitero e alcune delle strutture ricettive più importanti della zona;  in qualche caso, dell’intera isola.

Oltre che con la baia di Sorgeto, il servizio di taxiboat fa spola anche con la vicina spiaggia dei Maronti (Barano), dove vale la pena, dopo la visita del borgo, trascorrere la giornata.

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È l’arenile più grande di tutta l’isola ed è pieno di bar-ristoranti in cui pranzare sicuramente spendendo meno che non se si fosse rimasti a Sant’Angelo.

Di ritorno dai Maronti e da Sant’Angelo, è sicuramente cosa ben fatta una visita alla splendida Chiesa del Soccorso, a Forio. Dall’ampio terrazzo che circonda la chiesa, capita di assistere, se fortunati, al fenomeno ottico del raggio verde dovuto alla rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera.

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Raggio verde o no, il panorama e il tramonto sono assai suggestivi, come anche gli interni della Chiesa che, seppure sprovvista di opere di grande pregio artistico, ospita nella sagrestia tele raffiguranti naufragi, la rappresentazione di una famiglia a prua di un bastimento diretto oltreoceano, ed altri dipinti che sono chiaramente degli esempi di devozione popolare, contraddistinti dal costante ricorso all’intercessione divina per affrontare e superare le difficoltà della vita, da cui il termine ex voto.

Dopo aver visitato il Soccorso, si può tranquillamente rimanere a Forio, magari è l’occasione giusta per trascorrere una serata in uno dei diversi pub che ci sono al centro e sul tratto di lungomare che costeggia il porto. Del resto, anche le paninoteche sull’isola d’Ischia, hanno il loro piatto/panino tipico: la zingara. Una leccornìa composta semplicemente da due fette di pane casereccio tostate e condite con maionese, insalata, pomodoro, prosciutto crudo e mozzarella.

Giorno 6
Dopo i Poseidon, è la volta del Negombo (Lacco Ameno) o anche del Parco Castiglione (Casamicciola Terme). In realtà, in giro per l’isola ci sono anche altri parchi termali, ma questi due, insieme ai Poseidon, hanno la fama di essere una spanna sopra gli altri.

Dopo una giornata trascorsa in uno stabilimento termale, buon senso vuole che per il resto della giornata non ci si dedichi a nient’altro di faticoso. Si può trascorrere la serata ad acquistare i gadgets e i souvenirs da portare a casa, oppure sedersi in qualche pizzeria. In ambo i casi, il negozio di souvenirs piuttosto che la scelta della pizzeria, l’offerta di Ischia è di primissimo livello! L’isola vanta una secolare tradizione ceramistica, che non ha niente da invidiare a quella, più celebrata della penisola sorrentina. Quanto alla pizza, basta solo farsi consigliare alla reception sui locali che “sfornano” le migliori, partendo dal presupposto che siamo pur sempre in provincia di Napoli e quindi il livello medio è abbastanza elevato di suo.

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È possibile unire l’utile e il dilettevole selezionando gli acquisti e mangiando la pizza per i vicini e graziosi corsi di Lacco Ameno e Casamicciola Terme.

Giorno 7
Si torna a casa. Per prima cosa è utile accordarsi con la reception dell’albergo dove si è alloggiato su dove lasciare i bagagli, per un’ultima, necessaria, imperdibile, giornata al mare. Ovviamente senza allontanarsi molto da dove ci si trova, ché poi bisogna rientrare per riprendere le proprie cose. Consultare un elenco completo delle spiagge dell’isola d’Ischia è di sicuro di qualche utilità.

Buon rientro e arrivederci a presto!

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