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Storia, itinerari, consigli ed altre informazioni per chi vuole passare le vacanze a Ischia e vuole conoscerne tutti i segreti

Il Castello Aragonese

Il Castello Aragonese

Nell’introduzione al saggio, pubblicato postumo,L’isola d’Ischia a volo d’uccellodel 1955, lo scrittore, poeta e scultore di Forio Giovanni Verde (1880 – 1956) usa, tra le altre, queste parole per descrivere la sua amata isola:

Campo dell’orrido orror dell’orridezza orrenda! Eppure su tutte le vicende vulcaniche e umane trionfa la bellezza delle contrade, il tripudio della natura, la felicità degli uomini”.

Non c’è simbolo più adatto del Castello Aragonese, nel comune di Ischia, per spiegare questa tensione tra l’orrore delle vicende umane e naturali e la bellezza dell’isola, a partire proprio dalle caratteristiche geologiche dell’isolotto su cui è stata edificata la fortezza. Si tratta infatti di un accumulo di lava molto viscosa sollevata verso l’alto da altro magma in risalita. Geologicamente il processo viene definito cupola di ristagno e la solidificazione del magma fa seguito a successivi fenomeni eruttivi. Dunque una natura capricciosa e violenta che prima ha creato col fuoco questa roccia trachitica e poi ha obbligato i Siracusani di Girone I, cui si deve l’edificazione del primo castello (474 a.C.), ad abbandonare il sito per sfuggire alle frequenti scosse sismiche ed eruzioni vulcaniche.

Nei secoli successivi furono, al contrario, le numerose invasioni straniere – quindi l’orrore delle vicende umane parafrasando il Verde -, a fornire l’incentivo alla popolazione locale di trasferirsi all’interno delle mura del Castello, anche se, pure in questo caso, l’episodio decisivo fu la terribile  colata dell’Arso, nel 1302, che distrusse quasi interamente il versante orientale dell’isola.

La storia del Castello Aragonese è però indissolubilmente legata alle gesta di Alfonso V d’Aragona, il cui primo atto nei confronti della popolazione locale di stanza nella fortezza fu quello di ordinare la deportazione di tutti i maschi adulti e l’obbligo forzato per tutte le donne rimaste senza marito di accoppiarsi con i suoi soldati, in evidente contraddizione con l’aggettivo di “Magnanimo” con cui poi è passato alla storia e in virtù del quale viene celebrato anche a Ischia nella “tradizionale” festa di Sant’Alessandro.

Così ne scrive Giuseppe D’Ascia, nel capitolo XI della monumentale Storia dell’Isola d’Ischia (1867) consultabile oggi presso la Biblioteca Antoniana nel comune di Ischia:

Ritornava Alfonso furente per la rabbia e per la sete di vendetta nel 1441 per impadronirsi di Napoli. Come avea praticato otto anni prima si accostò ad Ischia; ma quella novella guarnigione gli oppose vigorosa resistenza, e gliene contrastò a tutta oltranza il possesso. Preso da cieco furore per l’inatteso contrasto, e volendo assicurarsene il possedimento, stimò utile al suo politico divisamento, ed opportuno alla sua giustizia, cacciar dall’isola e dalla cittadella quel presidio, che parteggiando per Renato (Renato D’Angiò) glie ne avea resa difficoltosa l’occupazione. In sostituzione degli espulsi vi stanziò una nuova colonia di trecento fidi Spagnuoli e Catalani, a quali diede in consegua la fortezza. Fino a questo punto lo avrebbe guidato la prudenza, e la ragion di Stato: ma vi era la parte di vendetta da compiere, per cui decise che, soli ed inermi fussero partiti quei militi, lasciando le loro famiglie, le cui donne astrinse a passare fra le braccia de’ suoi fidi seguaci, accozzaglia di tristi. Ecco come esordiva questo nuovo straniero, che veniva ad usurpare una monarchia, rapendo dalle braccia di un padre una figlia, strappando dai legittimi amplessi di un marito una consorte, che la natura gli avea concessa, la religione santificata; e questa suprema legge di sangue, questo celeste precetto d’indissolubile nodo, con rabbia feroce, si calpesta da Alfonso col calcio della sua azza, colla punta della sua spada!

In realtà le turbolenze continuarono ben oltre il “Magnanimo” e il Castello, nel frattempo rinforzato e collegato alla terraferma proprio da Alfonso V, fu al centro di altre due vicende particolarmente efferate. La prima quando, nel 1464, Ferrante, figlio di Alfonso V e legittimo erede del Regno di Napoli, sconfisse al termine di una violentissima battaglia navale lungo le coste dell’isola d’Ischia la flotta di Giovanni D’Angiò. La seconda nel 1496, quando Innico d’Avalos, fedele servitore del giovane Ferrante II, detto “Ferrantino”, organizzò dalla roccaforte ischitana una strenua resistenza contro la flotta di Carlo VIII re di Francia, deciso a prendersi il Regno di Napoli.

Vittoria-Colonna-1861Terminato il periodo aragonese, il Regno di Napoli passò sotto il controllo dei Borbone e naturalmente identica fu la sorte anche del Castello di Ischia. Nei tre secoli di dominio borbonico soltanto negli anni in cui vi risiedette la poetessa Vittoria Colonna, il Castello Aragonese conobbe il suo personale Rinascimento, diventando, su impulso della vedova di Ferrante d’Avalos, un vero e proprio cenacolo artistico letterario, cui pare abbia partecipato anche il grande Michelangelo Buonarroti. Per il resto il periodo borbonico non fu meno cruento – da ricordare il bombardamento del Castello ad opera della flotta inglese nel 1809 nell’ambito delle cosidette guerre napoleoniche – tanto che, quando dopo il congresso di Vienna (1815), i Borbone tornarono in possesso del Regno di Napoli, Ferdinando I, allontanati gli ultimi abitanti dalla fortezza, convertì la stessa in carcere per gli ergastolani del Regno e, negli ultimi anni, in luogo di detenzione per i cospiratori politici del Risorgimento. Sul pilastro sinistro della porta d’ingresso è visibile un’ iscrizione in marmo a ricordo dei prigionieri politici napoletani, tra cui Silvio Spaventa, Michele Pironti, Carlo Poerio e Luigi Settembrini, che pagarono con la detenzione le loro idee unitarie.

Nonostante questa storia violenta, disseminata di morte e distruzione, il Castello Aragonese è nel ‘900 via via assurto a simbolo dell’isola d’Ischia, perchè – ed è il rovescio della medaglia cui faceva riferimento Giovanni Verde – è soprattutto un posto bellissimo. Passi ovviamente per lo stupendo panorama che si può godere dalla terrazza panoramica degli ulivi, appena sotto le mura del Maschio, questa fortezza, dal 1912 proprietà di privati, reca numerose tracce di notevole interesse storico-culturale. Come le rovine della Cattedrale del XIII secolo dedicata alla Maria dell’Assunta e quelle del Convento delle suore Clarisse, di cui resta oggi visitabile l’annesso Cimitero. Molto bella da vedere pure la Chiesa dell’Immacolata (1737), la cui cupola domina l’intera veduta del Castello, anche se la facciata e gli interni non furono però mai completati per l’eccessiva dispendiosità dell’opera, aggravata anche dal decreto con cui Gioacchino Murat, nominato nel 1808 Re di Napoli da Napoleone, provvide a spogliare le ricchezze accumulate dagli ordini religiosi sotto il regno borbonico.

Oggi il Castello Aragonese è una rinomata meta turistica, palcoscenico di numerose iniziative culturali, da mostre di pittori, anche di fama internazionale – De Chirico, Picasso, D’Alì tra gli altri – a rassegne cinematografiche che, di anno in anno, si stanno ritagliando uno spazio centrale nell’offerta turistica e culturale dell’isola d’Ischia.

Da aprile fino alla metà di ottobre il Castello Aragonese è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. Un comodo ascensore serve, nel caso, i visitatori.

Il costo d’ingresso è di €10,00.

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