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Storia, itinerari, consigli ed altre informazioni per chi vuole passare le vacanze a Ischia e vuole conoscerne tutti i segreti

Ischia nei romanzi noir di Mura ed Esposito

Ischia nei romanzi noir di Mura ed Esposito

Il commissario Magritte e il commissario Senese. Forio e i Maronti. Peppe ‘o francese e Ottava Torre. I vicoli, le torri, le spiagge deserte e i sotterranei delle chiese foriane. Il porto di Ischia e la gastronomia locale.

Nei romanzi del noto giornalista e scrittore Gianni Mura e dell’isolano doc Andrea Esposito c’è forse l’immagine più autentica di Ischia, quella di cui ci si innamora proprio perchè non prova a nascondere le contraddizioni ambientali, sociali, politiche presenti sul territorio.

Nessun cedimento oleografico infarcito di “meraviglioso”, “magnifico”, “straordinario. Al contrario, la bellezza del mare in tempesta descritta da Mura e le ambientazioni gotiche, notturne, invernali dei vicoli a ridosso del centro storico di Forio raccontate da Esposito sono gli ingredienti inconsueti con cui i due scrittori raccontano in maniera originale l’sola più grande del Golfo di Napoli.

Lo scrittore e critico letterario Libero De Libero definì Ischia un’isola vasta come un continente, riferendosi sia alla diversità dei paesaggi che ai tanti “tipi” umani che insolitamente può capitare di incontrare su un territorio circondato dal mare. Mura fa dire al protagonista del suo romanzo, il commissario Magritte, che Ischia, in fondo, proprio come Italia, comincia con I e finisce con – ia , essendone perciò il riassunto fedele. Andrea Esposito affida a un vero e proprio “coro polifonico” di voci e personaggi il racconto di un’isola che vive sospesa tra multiculturalismo e chiusure identitarie, perbenismo e costumi lascivi.

Insomma non c’è solo il cineturismo a Ischia. Anche i libri sono un veicolo di promozione turistica, un modo per incuriosire, invogliare il lettore a conoscere le risorse di un territorio, quelle visibili – e nel caso di Ischia sono tantissime – e quelle invece che “Il Paese nasconde”, riuscito titolo dell’opera prima di Andrea Esposito, vincitore dell’edizione 2013 del Festival internazionale della letteratura di Spoleto.

esposito
In chiusura il racconto bello e sentito della Corsa dell’Angelo
, la folcloristica processione pasquale che va in scena ogni anno per le strade del corso di Forio, che chiude il romanzo d’esordio di Andrea Esposito  e di cui sotto riportiamo un ampio stralcio:

“Nel giorno di Pasqua, Forio è ancora più stracolma di gente: arrivano da Napoli e dalla Campania, si affollano su quel corso i residenti del paese e dell’isola intera, per vedere un momento religioso che ha qualcosa di affascinante in sè, oltre la fede. È un rito buono per tutto il popolo, che ha assistito a tanti riti malvagi negli ultimi mesi. […]

La famosa Corsa dell’Angelo. Quando la via principale scoppia di gente, un gruppo di fedeli della più antica arciconfraternita del paese inizia a passare tra la folla aprendo un passaggio al centro. Dev’essere largo e loro non si risparmiano con colpetti di bastone alle caviglie del pubblico, sempre di corsa, per preparare ciò che deve accadere. Marco e Penelope sono su di un balcone, a casa del maresciallo Battaglia, e non si beccano botte negli stinchi. Senese è in piazza, in mezzo alla gente, affascinato.

D’improvviso si alza un boato: entra in scena una statua tutta d’oro, lanciata in avanti con in mano un ramoscello d’ulivo. È l’Angelo: annuncerà di lì a poco alla Madonna la resurrezione di suo Figlio. Naturalmente la grande statua dorata è portata a spalla da quattro o più persone, ma l’effetto è di quelli che tolgono il fiato. […]

All’estremità opposte del corso ci sono altre due statue, in spalla ad altrettanti fedeli: da un lato Gesù e dall’altro la Madonna. L’Angelo lascia il Cristo e va verso la Vergine. Marco stringe forte Penelope a sè […]

Si alza forte il canto Alleluia! mentre l’Angelo vola ancora verso Gesù, poi di nuovo ad annunciare la resurrezione alla Madonna. Finalmente la statua dorata riesce, con la sua corsa, a far avvicinare le altre due. Madre e Figlio si incontrano e la folla trattiene il fiato […] Penelope stringe forte la mano di Marco che chiude la bocca e la guarda sorpreso. […]

L’iimensa folla scoppia in un boato di gioia. […] Il canto dei vecchi adesso è fortissimo, sono vere e proprie grida di gioia.

«Lo sai, io non credo a queste cose ma quello che ho visto stamattina…è stupendo!”» dice Marco. Poi si ferma a guardare Penelope, le volta il viso con una mano, dolcemente. Lei ha gli occhi pieni di lacrime. Guarda avanti, tentando di sorridere. Invece sta piangendo. Lui la asciuga con piccoli baci. Poi assieme applaudono forte e gettano una manciata di coriandoli dalla finestra.”

(tratto da Il Paese nasconde di Andrea Esposito, Graus editore, 2011)

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