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Il Principe di Cavascura, una favola ischitana

Il Principe di Cavascura, una favola ischitana

“Potrebbe sembrare una storia di rimpianti, invece vorrei che fosse un romanzo pieno di prospettive”. Così Giovanni Angelo Conte chiarisce le intenzioni della sua opera prima, “Il Principe di Cavascura” (Alpha Libri, 2011). Le prospettive di un’isola che si riappropria delle sua storia contadina, esplorandone le potenzialità – anche turistiche – dopo anni di vorticoso sviluppo urbanistico.

Rocco Madonna, protagonista del romanzo, è testimone e primo interprete di questa “nuova ruralità” in grado di ammaliare chi viene dalla città alla ricerca di esperienze inconsuete, meno massificate. Come Alessandra, milanese colta e benestante che in “Rucchino” e nel suo appezzamento di terra sopra il bacino idro-termale di Cavascura trova tutto ciò di cui ha bisogno per una vita felice e serena.

I paesaggi che fanno da sfondo a questa “favola ischitana (come recita il sottotitolo di copertina) sono Cavascura, Sant’Angelo, i Maronti e la frazione di Testaccio, i luoghi più belli del versante meridionale dell’isola. Quelli più “genuinamente ischitani” come opportunamente sottolineato da Gianni Mura, autore della prefazione al libro e profondo conoscitore di Ischia, al punto da aver ambientato sull’isola il suo secondo romanzo.

L’altro aspetto degno di nota è l’assenza di figure negative. Il male è completamente espunto dal romanzo ed è questa, probabilmente, un’altra delle prospettive cui fa riferimento Conte. Il romanzo come metafora di un'”isola felice“, riparo dalle storture e le inquietudini del mondo. Una visione sicuramente idilliaca, ma comunque veritiera se interpretata come aspirazione, come tensione costante al bello.

Di seguito, un ampio stralcio della prima pagina del libro:
Rocco Madonna. Si chiama così, Rocco Madonna il protagonista di questa storia. […] Vive da solo in una grotta, una vera e propria caverna, su di una collinetta tufacea alta una trentina di metri al centro della spiaggia dei Maronti, nell’isola d’Ischia. Davanti alla collinetta, venti metri di sabbia, la separano dal mare. Azzurrissimo. A perdita d’occhio. […] A destra della collina una stradina porta alle terme romane di Cavascura: bagno termale, sauna, fango, aerosol, semplice doccia. Pare che il tempo a Cavascura si sia fermato a duemila anni fa: acqua calda e vapori, tufo, vasche, pendenze, arte ingegneristica romana. Natura antica, intoccata, intoccabile“.

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