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La Pietra Cantante, leggenda dell’isola d’Ischia

La Pietra Cantante, leggenda dell’isola d’Ischia

Ma non c’è niente da vedere; nessuno ci va; ma siccome Eccellenza vuole vedere proprio quello che gli altri evitano…“.

A parlare è Francesco, guida di Jørgen Vilhelm Bergsøe (1835 – 1911), uno degli illustri ospiti di Casamicciola nel XIX secolo. La riluttanza dell’anfitrione locale era per la vetta del Monte Tabor, epicentro della novella “La Pietra Cantante” (Imagaenaria edizioni, 2001), una delle due realizzate dallo scrittore danese a margine del lungo soggiorno ischitano (l’altra è la “La famiglia fortunata”).

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Già, ma cosa c’era di così terribile su questa piccola collina da dissuadere i più ad andarci? C’era – secondo il racconto – il castello di Emin il Tabor (da cui il nome del monte), terribile re dei Mori in quel di Casamicciola. A seguito di una rivolta popolare questi, insieme al suo stregone, decise di far sprofondare la reggia provocando la morte di quanti erano accorsi per ucciderlo. Dallo sprofondamento – Bergsøe fa dire a Francesco – sorse una roccia enorme, la “Pietra Cantante”, così chiamata perchè dal suo interno proveniva un terribile frastuono presagio di sventura.

Non c’è solo la Pietra Cantante. Più avanti nel racconto, Bergsøe e il suo accompagnatore giungono in prossimità della “Valle del Tamburo” (secondo alcuni Cava Fasaniello alle spalle di Piazza Bagni). Qui altri mori, provenienti da Forio in soccorso di Emin il Tabor, si rifugiarono per sfuggire alle truppe cristiane a loro volta sopraggiunte da Sorrento per dar manforte alla popolazione locale in rivolta. Una valle che nel racconto si trasforma, quindi, nell’ingresso per le viscere della montagna, con ogni probabilità in omaggio alla teoria della Terra Cava (già diffusa ai tempi di Bergsøe) secondo cui uno degli ingressi per il centro del pianeta è proprio il Monte Epomeo.

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Insomma in questa novella c’è tutta l’isola d’Ischia: i prodigi del termalismo; i saccheggi saraceni; la natura allo stesso tempo rigogliosa e inquietante. Soprattutto, c’è l’amore di uno scrittore scandinavo per un’isola del Mediterraneo di cui  – come dice Francesco, l’accompagnatore con l’inseparabile mulo – “i forestieri sanno tanto e conoscono poco“.

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Per conoscere di più non resta da far altro che venire. Vi aspettiamo!

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