Pages Navigation Menu

Storia, itinerari, consigli ed altre informazioni per chi vuole passare le vacanze a Ischia e vuole conoscerne tutti i segreti

5 cose che (forse) non sai sull’isola d’Ischia

5 cose che (forse) non sai sull’isola d’Ischia

Viviamo nell’era della comunicazione globale. In una società sempre più connessa, dove è forte l’illusione della conoscenza a portata di click. Su un’isola, poi, territorio circoscritto per definizione, la presunzione di aver visto e letto tutto quel che c’era da vedere e sapere, si insinua assai più velocemente che in un contesto più grande. Un pregiudizio condiviso tanto dai residenti che dai turisti abituali. E, invece, mai perdere la curiosità, il gusto della conoscenza, della storia e dell’aneddotica. Di seguito, 5 cose che (forse) non sai sull’isola d’Ischia.

1 – L’Epomeo non è un vulcano
daForio3
Sul Monte Epomeo non c’è nessun cono vulcanico da scalare. Perciò, se volete vedere da vicino la bocca di un vulcano dovete andare sul Vesuvio (per sapere come leggi qui) oppure – isola per isola – alle Eolie, per la precisione a Stromboli. Secondo il vulcanologo svizzero Alfred Rittmann, il Monte Epomeo sarebbe una struttura vulcano-tettonica generata dalla spinta di una massa magmatica poco profonda che, in estrema sintesi, avrebbe sollevato (in un millennio e al ritmo di qualche centimetro l’anno, fino agli attuali 789 metri sul livello del mare) le decine di chilometri cubi di magma sprofondati a seguito dell’ “eruzione del Tufo Verde” (ca. 55.000 fa). Ciò non toglie che valga la pena esplorare il “gigante buono dell’isola d’Ischia“, oltre che per il dato naturalistico, anche da un punto di vista geologico.

Alla scoperta del Monte Epomeo
Le Fumarole di Ischia


2 – La triste storia dei fratelli Sanfilippo
IMG_3464

Quello con le isole Eolie è un rapporto complicato. Tante le somiglianze dal punto di vista geologico (senza dimenticare, come abbiamo visto, le differenze) ma anche una vicenda assai dolorosa: quella dei fratelli Sanfilippo. Una storia che merita di esser raccontata per il contributo decisivo che questi 3 “liparioti” – Gaetano, Giuseppe e Antonio, i loro nomi – diedero alla coltivazione della vite sull’isola d’Ischia. Infatti, senza il loro prodotto a base di zolfo, le vigne ischitane avrebbero sofferto per molti anni ancora il mal bianco e la filossera, il fungo e l’afide che da tempo distruggevano il grosso dei vitigni sull’isola. Invece – siamo nel 1855 – il loro intervento fu risolutivo, risollevando le sorti dell’economia ischitana che all’epoca dipendeva quasi per intero dalla produzione e commercializzazione in terraferma del vino. Purtroppo, però, parecchi “vignajuoli” non rispettarono gli accordi presi prima del trattamento a base di zolfo, rovinando economicamente i tre fratelli che, impotenti, videro fallire il loro investimento. L’epilogo, poi, fu ancor più tragico perchè uno dei tre, Giuseppe, non fece neanche in tempo a tornare a casa morendo di crepacuore a Ischia. Soltanto nel 2013, a più di 150 anni dall’accaduto, il gemellaggio tra il comune di Ischia e il piccolo comune di Leni, paese natìo dei Sanfilippo, ha rimarginato questa antica ferita tra le due comunità, accomunate dal presente turistico. Una lapide, all’inizio di Via Nuova Dei Conti (Ischia) ricorda la tragica vicenda.

Ischia e la storia dei fratelli Sanfilippo


3 – La morte dell’anarchico Gino Lucetti e l’esilio di Rachele Mussolini

IMG_4309
Il ‘900 dell’isola d’Ischia ha più volte incrociato la grande storia. Il ritrovamento della Coppa di Nestore, per citare l’episodio più famoso, di sicuro è un fatto che non può essere circoscritto alla sola storia locale. Lo stesso per la morte di Gino Lucetti, l’anarchico di Carrara che nel 1926 attentò alla vita di Benito Mussolini nei pressi di Porta Pia a Roma. Il 17 settembre del 1943, 9 giorni dopo l’armistizio con gli alleati, un bombardamento a tappeto dell’artiglieria tedesca sul porto di Ischia colse di sorpresa l’anarchico Lucetti, da poco sbarcato sull’isola al termine di una detenzione di 17 anni. Ma l’isola d’Ischia, per la precisione Forio, fu anche il confino di Rachele Guidi Mussolini, la vedova del Duce. Donna Rachele, come veniva chiamata,  trascorse  diversi anni all’ombra del Torrione (nella foto) insieme a Vittorio, Annamaria e Romano, tre dei suoi figli. La circostanza incuriosì molto Truman Capote che, in vacanza a Forio, nel 1949, non mancò di annotarla nei suoi appunti di viaggio finiti poi in un libro del 1973 “I cani abbaiano” pubblicato in Italia dalla Garzanti.

L’isola d’Ischia e il suo ‘900
Ischia raccontata da Truman Capote


4 – L’isola dei morti di Arnold Böcklin
IMG_8841
Nel 2011, il professor Hans Holenweg, storico dell’arte e docente dell’Università di Basilea
, ha rivelato che il luogo autentico dell’ispirazione per l'”Isola dei Morti”, famosissimo quadro del pittore svizzero Arnold Böcklin, fu il Castello Aragonese di Ischia (nella foto). Nel 1879, l’anno precedente, quindi, la prima versione dell’opera, Böcklin effettivamente trascorse un soggiorno di cura sull’isola, tra l’altro proprio a Ischia Ponte dove c’è il Castello Aragonese. L’immagine del nocchiero vestito di bianco sarebbe perciò liberamente ispirata alla consuetudine dei pescatori di Ischia Ponte di trasportare i morti nel cimitero colerico ai piedi della poco distante (dal Castello Aragonese) Torre di Guevara.  Una rivelazione, quella di Holenweg, che ha riaperto il dibattito nella critica, fino a quel momento pressoché unanime nel ritenere che l’isola raffigurata fosse invece Pontikonissi davanti alla costa di Corfù, in Grecia.

Ischia, il Castello Aragonese e l’Isola dei Morti di Arnold Böcklin


5 – La leggenda dello Scoglio della Nave
IMG_9235

E se Scheria, la terra dei mitici Feaci fosse in realtà Ischia? È questa la domanda, o meglio la certezza, a cui approda lo storico francese Philippe Champault, nel saggio del 1906 “Phéniciens et Grecs d’après l’Odyssée – Étude géographique, historique et sociale par une méthode nouvelle”. Corollario di questa tesi è che la galea pietrificata da Poseidone per vendicare la morte del figlio Polifemo è lo scoglio a forma di nave (nella foto) davanti la collina di Punta Imperatore, poco prima dell’ingresso nella splendida baia di Citara. Una tesi (Scheria-Ischia), quella di Champault, che insieme alla leggenda omerica della galea messa a disposizione di Ulisse da Alcinoo, re dei Feaci, ha finito con l’arricchire il racconto turistico dell’isola d’Ischia, che – giova ricordare – è (stavolta per davvero) la prima colonia della Magna Grecia.

La Nave, lo scoglio leggendario di Forio

Ischia Vi aspetta!

2 Comments

  1. Si posso aggiungere un altro fatto a quest’elenco: l’antico acquedotto a Ischia non è veramente romano. È stato costruito nel 1600. Sembra romano, ma non lo è.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *